Amleto

Danio Manfredini


Teatro Storchi, Modena

01/06/2012 21.30  
02/06/2012 20.30  

di William Shakespeare
traduzione Amerigo Nutolo, Danio Manfredini
regia Danio Manfredini
aiuto alla regia Vincenzo Del Prete
con Guido Burzio, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete, Angelo Laurino,
Danio Manfredini, Amerigo Nutolo, Giuseppe Semeraro, Giovanni Ricciardi
adattamenti, composizioni, esecuzioni musicali Giovanni Ricciardi
realizzazione maschere Danio Manfredini
luci Luigi Biondi
costumi Enzo Pirozzi, Irene Di Caprio

Danio Manfredini e La Corte Ospitale
coproduzione Theatre du Bois de L'Aune (BLA) - Aix en Provence (France)
con il sostegno di Espace Malraux, Scène nationale de Chambéry et de la Savoie - CARTA BIANCA (programme communautaire Objectif 3, Coopération territoriale européenne 2007 – 2013 France –Italie “Alcotra”) e Emilia Romagna Teatro Fondazione
un particolare ringraziamento a Anna Savoia
si ringrazia inoltre Cristiana Arena, Pasquale Biondi

(foto di scena Chiara Ferrin)

Durata 2h 15’

Prima assoluta


A qualche mese di distanza dall’anteprima in forma di studio allestita lo scorso autunno al Teatro Herberia di Rubiera debutta al Teatro Storchi di Modena Amleto, lavoro di cui Danio Manfredini è interprete, traduttore e regista.
Artista di riferimento per molti artisti e spettatori, Manfredini, ormai giunto al pieno della sua maturità artistica, mette in scena il testo capitale della drammaturgia di ogni tempo.

Attivo fin dagli anni settanta, Manfredini connota il suo percorso artistico nel rigore di una ricerca teatrale condotta sempre al di fuori di percorsi codificati, in uno sviluppo tracciato nel segno forte di una ferrea disciplina etica ed espressiva di cui la pratica pittorica che Manfredini esercita da anni, è parte integrante e imprescindibile.

Già compagno di scena di Pippo Delbono e del Teatro Valdoca, Manfredini è autore di due lavori per Emilia Romagna Teatro: Cinema Cielo (2003), e Il sacro segno dei mostri (2007).

È la prima volta che mi confronto con un testo del repertorio classico che arriva a noi dalla lontananza dei secoli. Solo dopo un lungo periodo di prove, insieme al gruppo di attori che mi affiancano, ho individuato una chiave di entrata nell’opera: da qui ha preso il via la creazione.
L’opera di Shakespeare è stata una mappa che l’autore ci ha fornito, fatta di personaggi, contesti e circostanze per cogliere in sintesi una qualche specifica condizione in cui si può trovare l’essere umano nel corso della sua esistenza.
Asciugato dalle ripetizioni informative e dagli aspetti prettamente letterari, abbiamo mantenuto i fatti essenziali che sostengono la vicenda.
Di Amleto metto in scena la sua percezione, il suo modo di essere nell’esistenza, la sua aspirazione a non essere, a non aderire al suo contorno sociale: il mio Amleto è un uomo che sogna, immagina, fantastica, vive il reale filtrato dalle sue sensazioni, sentimenti, amplifica alcuni aspetti, ne deforma altri.
Questo è il punto di congiunzione che ho colto tra questa vicenda e la condizione dell’uomo contemporaneo.
Maschere, luce, costume, musica, artifici teatrali sono il veicolo dentro cui ha preso forma la specifica visione del mondo di Amleto.
L’opera di Shakespeare, graffiata dal vento del tempo che ha attraversato, prende forma in scena limata, consumata, deformata e tuttavia ancora a noi vicina.

Danio Manfredini

www.corteospitale.org


Danio Manfredini

Il percorso di formazione di autore-attore di Danio Manfredini risale agli anni Settanta; si è formato con César Brie e Iben Nagel Rasmussen, è cresciuto negli ambienti dei centri sociali, ha lavorato a lungo anche in strutture psichiatriche.
Punto di riferimento importante per il teatro di Danio Manfredini è la pittura.
Tra le sue opere teatrali si ricordano La crociata dei bambini dal poema di Bertolt Brecht (1984), Notturno (1985), Miracolo della rosa (1988) con il quale vince il Premio Ubu '89, il recital per sax e voce Misty (1989), La vergogna (1990), Tre studi per una crocifissione (1992).
Nel '97 presenta al Festival di Santarcangelo la prima parte del nuovo lavoro Al presente, che dal 1998 porterà in forma definitiva nei maggiori festival italiani e che gli farà vincere l’anno successivo il suo secondo Premio Ubu.
Nel 2000 riprende, rivisto e corretto, lo spettacolo La vergogna a cui cambia il titolo in Hic desinit cantus, opera ispirata a Pier Paolo Pasolini e Jean Genet.
L'8 luglio 2003 debutta al Festival di Santarcangelo con Cinema Cielo.
Come attore Manfredini ha lavorato con artisti come Pippo Delbono e la Compagnia Valdoca (del 2011 la partecipazione a fianco di Raffaella Giordano in Caino, il nuovo spettacolo scritto da Mariangela Gualtieri e diretto da Cesare Ronconi).

Nella stagione 2006/2007 ha presentato una riedizione di Tre Sudi per una Crocefissione, mentre il 14 luglio 2007 ha debuttato Il sacro segno dei mostri, con cui Manfredini ci conduce al cuore del suo universo, nell’atelier di pittura che ha curato per anni in un ricovero per malati psichiatrici. Gli appunti presi durante dodici lunghi anni di lavoro nel corso dei quali Manfredini ha condiviso la quotidianità dei pazienti, sono diventati materiale per una testimonianza toccante e sincera. Ne è nato uno spettacolo di grande poesia, uno sguardo sull’umanità non privo di tenerezza e umorismo.

Spettacolo



Programma
Vie Scena Contemporanea Festival è un'iniziativa di Emilia Romagna Teatro Fondazione
www.emiliaromagnateatro.com
realizzazione sito internet: Web and More S.r.l.
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