Paesaggio con fratello rotto

Trilogia 1.Fango che diventa luce 2.Canto di ferro 3.A chi esita

Teatro Storchi, Modena

28/10/2005 21.30
29/10/2005 21.00

regia e luci Cesare Ronconi
parole Mariangela Gualtieri
con Marianna Andrigo, Vanessa Bissiri, Silvia Calderoni, Leonardo Delogu, Elisabetta Ferrari, Dario Giovannini, Gaetano Liberti, Muna Mussie, Vincenzo Schino, Florent Vaudatin
musiche dal vivo Dario Giovannini
campionamenti Aidoru, Paolo Aralla
scene Stefano Cortesi
riproduzioni pittoriche e fondali Luciana Ronconi
costumi Patrizia Izzo
ricerca e struttura del suono Luca Fusconi
sculture in legno Florent Vaudatin
produzione Teatro Valdoca
in collaborazione con Teatro Bonci di Cesena, Drodesera >Centrale Fies
con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna e Provincia di Forlì-Cesena
durata 2h30'
prima assoluta


Cesare Ronconi è ad una svolta importante del proprio lavoro, dentro un’impennata creativa che lo ha portato alla realizzazione di un’opera di ampio respiro: una trilogia nella quale affresca tre paesaggi contemporanei. Al centro di questi paesaggi sta il fratello rotto, ovvero un’umanità contraddittoria che è ad un tempo vittima e carnefice, “che dà la ferita e la guarigione, che sa la mano tesa e l’offesa”. A questa razza d’amore e disperazione è dedicato PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO, con le sue tre tappe chiave:

Paesaggio uno: Fango che diventa luce
Paesaggio due: Canto di ferro
Paesaggio tre: A chi esita

Le tre tappe, che nascono ciascuna come opera in sé conclusa, verranno proposte nella prossima stagione come unico, grande evento teatrale in tre atti, con dieci interpreti coinvolti e musica dal vivo.
I giovani attori in scena sono cresciuti sotto la guida di Cesare Ronconi, in tre anni di lavoro. Con questa trilogia il regista fa il punto sulla grande avventura vissuta insieme a quest’ultima generazione di interpreti.
Il testo inedito di Mariangela Gualtieri, ricco di riflessioni, esortazioni, visioni, nasce dal vivo delle prove e si lascia guidare dalla forza visionaria della regia.
Alla stessa forza rispondono scene e costumi.

“In quest’opera c’è il ritratto, l’istantanea, di qualcosa di attuale e invisibile.
C’è un dolore che sembra riguardare soprattutto l’occidente: la spaccatura micidiale fra noi e l’anima del mondo, quell’energia intuita e sempre tradita, che ci tiene vivi. Questa «anima del mondo», taciuta con superiorità dalla scienza, rimpicciolita a corpuscolo con macchie dalla religione, resa ridicola dalla razionalità, resa retorica e melensa dalla lingua corrente, questo pezzo di brace cosmica che brucia nella terra e in ognuno di noi, questo è ciò che viene fotografato in questa opera. E’ anche fotografata la distanza fra ciò che sentiamo e il modo in cui viviamo, fra il nostro dentro e il nostro fuori, per dirla semplicemente.
«Come siamo andati lontano da ciò che ci tiene in vita!» grida la filosofia.
Qui appunto si fotografa quella lontananza.
Non abbiamo smesso di credere nella forza della poesia, di pensare ad uno spettacolo anche come atto di resistenza contro la Signoria Attuale. Che cosa sia questa Signoria Attuale in parte tutti lo sappiamo e in parte non lo sapremo mai: una forza, comunque, che tenta di fare di noi un ovile muto, di deprimere la nostra vivezza, di metterci sulla schiena pesi schiaccianti. Ci guardiamo intorno e scorgiamo ovunque segni invasivi di questa forza indebolente. Pochi chilometri più in là la vediamo all’opera coi suoi morti ammazzati e bombardati.
Ecco, ci muove una voglia d’esortazione, una paura, una pietà. Soprattutto la voglia di tenerci ben desti, di pronunciare parole troppo taciute, di cantare e ballare con la potenza disarmata dei bambini.”
M.G.

Il sito del Teatro Valdoca

Spettacolo



Programma
Vie Scena Contemporanea Festival è un’iniziativa di Emilia Romagna Teatro Fondazione, www.emiliaromagnateatro.com