Une histoire de caché

Raggruppamento II
prima assoluta

Accademia Militare, Modena

22/10/2006 19.00  
23/10/2006 19.30  

ideazione e coreografia Fabrizio Favale
con Martina Danieli, Andrea Del Bianco, Filippo Di Prima, Fabrizio Favale
assistenza alla coreografia Martina Danieli
realizzazione e scenografia LE SUPPLICI
collaborazione tecnica e luci Fabio Cantaluppi e Franco Cova
progetto sostenuto da Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il contributo del Comune di Bologna Settore Cultura
durata 50 minuti


UNE HISTOIRE DE CACHÉ
Raggruppamento II

Il lavoro della compagnia Fabrizio Favale e Le Supplici, pur non limitandosi all’ambito coreografico, usa il corpo come veicolo privilegiato attraverso cui le opere appaiono. Il corpo del danzatore, nella concezione della compagnia nata nel 1998, è sede e luogo di memoria, come se avesse delle impronte tatuate che solo il racconto può rivelare. La sensazione è quella che si narri sempre la "stessa storia", spunto, questo, per approfondire la mitologia arcaica.
La ricerca sul Mahabharata, sacro poema indiano, inizia a delinearsi nel luglio 2005, e prosegue per episodi come fosse un lungo racconto che si snoda e procede per passaparola di bocca in orecchio, aggiungendo modificando e aggiustando tempo, forme e ambientazioni. In questo episodio modenese, che fa parte del Raggruppamento II, la ricerca si sofferma su Bhagavad Gita, il Canto del Beato, poema contenuto nel sesto libro del Mahabharata. Il testo, relativamente corto, è il più letto e conosciuto dagli indiani e rappresenta una piccola summa del pensiero spirituale indiano.
Fabrizio Favale, coreografo e danzatore si avvale, nella sua ricerca, dell’aiuto coreografico di Martina Danieli e, per le luci, da Fabio Cantaluppi e Franco Cova. Favale interpreta questo racconto come un atto intimo, privato e segreto all’interno del quale il gesto, persa la sua efficacia e utilità, trascende se stesso. Lo spazio scenico orientato nella visione da una banda nera svela e copre di continuo gli accadimenti scenici, creando un ritmo di visione in una costante estatica che favorisce una via d’accesso a quell’immaginazione che buca la pelle delle cose per cercare di toccarle con sensibilità ancestarle.

link al sito della compagnia


Per saperne di più:
approfondimento
Spettacolo


Programma
Vie Scena Contemporanea Festival è un’iniziativa di Emilia Romagna Teatro Fondazione, www.emiliaromagnateatro.com