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Memento Mori

Pascal Rambert / Yves Godin


Teatro delle Passioni, Modena

23/05/2013 19.00  
24/05/2013 21.00  

compra da vivaticket

in collaborazione con il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena


ideazione, direzione Pascal Rambert
collaborazione artistica, dispositivo scenico e luci Yves Godin
creazione musicale Alexandre Meyer
con Elmer Bäck, Rasmus Slatis, Anders Carlsson, Jakob Ohrman e Lorenzo De Angelis
assistente direttore di scena Tristan Mengin
direzione di produzione Pauline Roussille

Théâtre de Gennevilliers Centre Dramatique National de Création Contemporaine
coproduzione CDC – Les Hivernales en Avignon

Durata 1 h 15'

Prima nazionale


Dopo il successo della sua ultima pièce, Clôture de l’amour presentata nella sua versione originale in francese in occasione dell’ultima edizione di VIE Festival e poi in italiano nella Stagione appena conclusasi del Teatro delle Passioni di Modena, il giovane e talentuoso regista francese Pascal Rambert torna a Modena in veste di coreografo presentando Memento mori.
Memento mori non ha alcun atro soggetto se non il movimento stesso. O più precisamente il momento che precede il movimento stesso. Intendo proprio l’inizio, quel momento iniziale che indica che qualcosa sta per muoversi. Si ascolta; si sente il risalire di un rombo profondo e remoto, il suo avvicinarsi, e poi il suo apparire: nudo. Si potrebbero evocare tutte le immagini che ognuno di noi si porta dentro e che appartengono a ciascun individuo, ma che appartengono anche all’alto Aurignaziano o addirittura a tempi più remoti? A un mondo primordiale. Nudo. Prima della caduta. Prima della colpa. Le immagini sulle pareti delle caverne ballavano? E le mani sulle pareti delle carverne ballavano? Sì, in effetti. Ballano sotto la luce. Che cos’è il movimento se non la sostanza del cambiamento da una forma originale a una nuova? E la luce e permette questa trasformazione. Sì, è la luce permette tutto ciò quando entra nella caverna. La caverna oscura del cervello che rivela forme primarie di gioia, di estasi abbaglianti del mondo dionisiaco della frutta! Uva! Banana! Pomodori e giardini fuoriescono e si uniscono i corpi! Dionisio ovunque! ... poco prima del terrore. La morte spaventa i vivi, hanno paura di perdere la vita. Prima di iniziare a leccarsi a vicenda, ancora e ancora; tutti assieme; leccano ogni parte pulita del loro corpo. E leccano, leccano senza fine, leccano il pulito, fino a pulire la vita, puliscono le immagini che abbiamo di noi stessi.”

Pascal Rambert, Parigi, settembre 2011

Lei dice che Memento Mori non ha altro oggetto se non il movimento in sé, ma c'è sempre un punto di partenza, qualcosa che la spinge a creare una pièce. Che cosa è questa volta?

Sono due cose. In primo luogo, da qualche tempo ho sentito il bisogno di evolvere da uno 'spazio di lentezza' a uno 'spazio di velocità'. Libido sciendi era piuttosto lento, ho cercato di accelerare con Tamara Bacci in Knocking on heaven’s door, ma non si accordava allo stato di estrema tensione che mi aspettavo da lei. Ho cercato di impormi di essere più veloce, ma anche di mostrare che cosa viene prima del movimento e prima dell’inizio vero e proprio, quando si passa dalla quiete al movimento. Sono un giovane coreografo, ancora alla ricerca di quello che succede all'inizio, prima ancora che i corpi comincino a muoversi. Questo è quasi impossibile, non si può chiedere a un corpo che è stato modellato per la sua impronta corporea, non si può dirgli "dimentica tutto e muoviti come se non ti fossi mai mosso prima", ma io sognavo questo momento, ogni coreografo lo desidera a un certo punto, ne sono certo. Poiché sono di natura lenta e faccio fatica a vedere quello che succede dentro i corpi, ho bisogno di osservarli con calma per arrivare a capire come irrompono nel movimento.
Dopo aver compreso tutto ciò, posso procedere con il passaggio successivo, da un movimento balbuziente fino a un ritmo più veloce. Ho riletto da poco Nietzche e i filosofi presocratici, ho visto recentemente il documentario di Herzog La Grotte des rêves (la grotta dei sogni ndr), ho studiato i tempi più remoti. Con il poema epico di Gilgamesh, sono tornato indietro fino al 5000 aC. In Memento Mori, voglio tornare indietro fino a tempi ancora più remoti, fino al periodo Aurignaziano, al Paleolitico, e voglio evocare dalla luce corpi nudi, come nell’affresco mozzafiato di Masaccio Adamo ed Eva espulsi dall’Eden. È un periodo meraviglioso, lo sto scoprendo solo da poco, ma mi affascina. Mi ricordo un esercizio del periodo in cui lavoravo per Antoine Vitez in cui ha detto: "Qui, c'è un cattivo re che dice: visto che sei un attore, fai Amleto per me" noi avevamo risposto che non sapevamo il testo, ma quello che Antoine voleva dire era che noi tutti abbiamo questa facoltà nel profondo, di dire "Essere o non essere", ed è proprio questo potere interiore che mi attrae. Con Memento Mori, voglio scavare il 'noi' nelle nostre radici comuni risalenti a 30000 o 40000 anni prima della nascita di Cristo, voglio risalire a quello che i nostri corpi e il nostro inconscio ha mantenuto di quei tempi.

Memento Mori, 'ricordati che morirai', perché ha scelto questo titolo?

Come tutti, ho il mio territorio. Prima, non ne ero a conoscenza, ma adesso sto iniziando a rendermene conto. Restano aree vuote, che non capisco ancora, ma di recente ho notato che le mie opere sono spesso legate al tempo: dopo / prima, 'l’inizio dell'amore','Quando eravamo punk','il primo anniversario'... […] Tutti questi titoli sono legati a momenti importanti o sono in relazione a momenti importanti. Per Memento Mori, vorrei focalizzarmi nel momento di panico, in cui si perde il proprio equilibrio, in cui la terra scompare da sotto i piedi; quattro eventi recenti, tra cui Fukushima, mi hanno fatto sentire l'ala o il soffio della morte. Avrei potuto essere io, e in effetti ho sempre vissuto con: "Non dimenticarti che morirai" e questo sarà uno degli sviluppi della pièce.

Intervista a Pascal Rambert di Mélanie Alves de Sousa

www.theatre2gennevilliers.com


Pascal Rambert / Yves Godin

È a Nizza che Pascal Rambert realizza la sua prima regia, ancora studente al liceo. Inizia così un percorso atipico che, di tappa in tappa, lo porterà a fondare una propria compagnia teatrale, Side One Posthume Théâtre, ed a pubblicare i suoi primi lavori drammaturgici, Désir e Les Lits. Successivamente Rambert intraprende un'indagine personalissima nei diversi campi artistici, in Francia e all'estero. Invitato per la prima volta al Festival di Avignone nel 1989, scrive e dirige Les Parisiens, prima di collaborare insieme a Jean-Pierre Vincent al Théâtre Nanterre-Amadiers. Nel 1992 presenta due dei suoi testi, John et Mary e De mes propres mains, rappresentativi di una scrittura che alterna opere intime ad opere corali, come L'Épopée de Gilgamesh presentato nel 2000 al Festival di Avignone in un campo di girasoli, oppure After/Before ospitato nel 2005 e ancora Une (micro) histoire économique du monde che vedrà la luce nel 2010. Attuale direttore del Théâtre de Gennevilliers, centro nazionale di produzione contemporanea, continua un costante lavoro sul territorio.

Spettacolo


Programma

Vie Scena Contemporanea Festival è un'iniziativa di Emilia Romagna Teatro Fondazione
www.emiliaromagnateatro.com
realizzazione sito internet: Web and More S.r.l.